Dr.Lorenzo Vecchi
Psicologo Psicoterapeuta

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L'arte infantile

ovvero la possibilità di un senso autentico del segno

La pittura  infantile è l’occasione per ammirare il segno puro nel suo emergere. La pittura infantile è la bellezza dell’anima senza la prepotenza del nostro pesante mondo adulto. La pittura infantile è una rivincita immortale verso le pretese altisonanti dell'estetica dei “grandi”, della maturità e della cultura ufficiale.
 Questo mondo, a ben vedere sembra tutt’altro che adulto, vecchio forse, in perenne ricerca di identità. E il bambino-Persona, infondo, chi lo crede capace di creare significati? Chi lo crede capace  di influenzare questo mondo?

Guardiamoci intorno. Il mondo è un simulacro di segni, che rimandano a codici prestabiliti, spesso vuoti, senza potere. Mentre il potere, quello che muove le cose e le persone, quello sì che può schiacciare i significati, ed appiattire i simboli. Il potere può creare significati e meccanismi di controllo. Il potere può riverberarsi in maniera così incontrollabile che non sappiamo mai con certezza fino a che punto siamo complici del suo gioco.

Il rischio è che all’uomo non rimanga altro che trattare con i riflessi delle cose, come le ombre platoniche, i riflessi di ciò che è bello e importante.
Così le nostre pedagogie, piene di belle parole, non resistono quasi mai alla tentazione di spingere le menti dei bambini verso gli stessi codici in cui è radicata la nostra cultura, la cultura dominante, quella che non veicola quasi più nulla. Quella vecchia e logora appunto.

Di certo non possiamo neanche vedere il bambino come un piccolo “primitivo buono”, alla maniera di Rousseau, come l’essere incorrotto che dobbiamo ascoltare, da cui dobbiamo solo imparare, come fosse un saggio.
 
Una possibilità per comprendere ci è data da una doppia osservazione: osservare i bambini che giocano e sperimentano, e osservare il nostro spirito, quando è spinto e quasi costretto ad intervenire, a giudicare, ad insegnare, ad interpretare. Perché il paradosso è che nonostante siamo già persuasi di essere noi stessi dei dinosauri estinti, di fronte al bambino ci proviamo sempre a fingerci buoni modelli da seguire.

Questa osservazione allora può realmente servire; per creare uno spazio di pensiero, una pausa, per riflettere se non sia invece il caso di fermarci e imparare.

Il bambino sperimenta le tracce sul foglio e, se abbiamo pazienza, è in grado di generare da sè stesso, tutto un mondo di segni e di simboli che rappresentano il suo personale linguaggio. Un linguaggio veramente nuovo, che nasce assorbendo i significati dell’ambiente e della cultura, ma pur sempre un linguaggio che si edifica, prende corpo, si trasforma ed è perciò vivo.
Tutto ciò può arricchire veramente questo mondo. Ma avremo abbastanza pazienza? Saremo capaci di tenerci fuori dalla corrente che ci uniforma a questo mondo violento e schiacciante che impone la sua visione univoca e senso-unica?