Dr.Lorenzo Vecchi
Psicologo Psicoterapeuta

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Benessere Psicofisico

Il nostro organismo è una macchina biologica sempre in movimento. Il suo livello d' attivazione è minimo quando dormiamo o siamo rilassati, ed è massimo quando eseguiamo attività molto impegnative o faticose. Normalmente la misura di quest'attivazione dovrebbe essere proporzionata ai compiti che dobbiamo svolgere. Così un centometrista sui blocchi di partenza, o un studente nel momento di sostenere un esame, avranno livelli di attivazione molto alti. Ciò è funzionale alla perfomance che devono sostenere.

 Ma non sempre il nostro sistema psico-fisico funziona in termini ottimali e funzionali. Così può accadere che la mente ed il corpo funzionino senza una comune armonia.

La nostra mente svolge il ruolo di un direttore d’orchestra che deve far suonare insieme molte persone e deve saper interpretare bene anche la forza emotiva  di una pagina musicale. Allo stesso modo il corpo, con tutti i suoi ritmi fisiologici interni, rappresenta l’orchestra, e la diversità dei compiti che il corpo svolge sono come strumenti diversi che devono armonizzarsi.

Quando la mente è in equilibrio l’orchestrazione è perfetta, il  ritmo del nostro organismo è in armonia con l'attività della mente  e sperimentiamo un senso di tranquillità e calma. Ce ne accorgiamo facilmente perché, semplicemente, ci sentiamo bene. E’ curioso notare che l’espressione “sentirsi bene” fa riferimento proprio alla facoltà di ascoltare, come dunque la musica del nostro esempio.

Ma come fare per riportare il nostro livello di attivazione a funzionare in maniera adeguata?

Il primo passo è accorgersi di sé, dirigere la nostra attenzione su noi stessi, o per dirla meglio sviluppare la nostra autoconsapevolezza.

Pensiamo ad una esperienza facile da osservare nella vita di ogni giorno, una delle tante scene di nervosismo che affollano le nostre città trafficate. Se vivete in una grande città, provate a contare quante persone guidano parlando al telefono, quanti suonano a sproposito il clacson, quanti imprecano e litigano. Anche qui abbiamo alti livelli di attivazione che rappresentano un vero e proprio spreco di energie in attività inutili o dannose. Immaginiamo di intervistare queste persone “nervose” nel momento della loro massima agitazione, ognuna di loro probabilmente attribuirà la causa del suo nervosismo a circostanze esterne o ad altre persone. Così la causa sembra essere il traffico, il vicino di casa, la suocera, il datore di lavoro, il semaforo ecc.

Attribuire a se stessi un livello di attivazione inadeguato al compito non è affatto facile. La regola è attribuire le cause fuori di sè. Questo avviene perchè la vita dei sensi è la nostra modalità di funzionamento più semplice ed immediata ma è anche quella dove è richiesto di meno l'intervento della nostra facoltà di pensiero. La vita sensoriale si nutre di stimolazioni. Se cianalizziamo attentamente troveremo che siamo noi stessi a richiedere al nostro corpo ed alla nostra mente un livello di attivazione esagerato, e lo facciamo fornendo  ai nostri sensi  stimolazioni  eccedenti la norma, surplus di energia. I pubblicitari conoscono bene questa umana debolezza e la sfruttano a loro vantaggio bombardando le menti con informazioni continue e martellanti. Il resto lo facciamo noi esponendoci a queste fonti di “Distrazione di Massa” che girano a ciclo continuo ( vedi cellulare, pc, navigatore satellitare, I pod I pad… ). Nulla di strano se poi, quando vogliamo tornare a funzionare su ritmi più blandi, troviamo qualche difficoltà. Corpo e mente non sono più sintonizzabili.  Dunque la prima cosa da fare è osservare noi stessi.

Se riconosciamo uno stato mentale in atto abbiamo fatto un grande passo perché la facoltà di osservare se stessi è la stessa che permette di avere controllo su di sé. Osservando diventiamo in due: un osservatore che non è influenzato dalle cose, e l’osservato che è direttamente invischiato nelle azioni.

Ora però arriviamo al secondo punto: la disciplina, il metodo, ovvero, un sistema. Tutto ciò che facciamo ha bisogno di due cose: energia e sistema. L’energia ci fa muovere ed il sistema ci permette di guidare la direzione del movimento. Se l’energia è senza sistema allora è cieca e si va facilmente a sbattere; se invece abbiamo il sistema ma non disponiamo di energia allora rimaniamo fermi.

Nel nostro caso il sistema ci permette di dare continuità alla nostra auto-osservazione permettendoci la facoltà di un controllo di noi stessi adeguato. Anche qui, come sapete, esistono tanti modi di controllo che non sono consigliabili, come quelli che sfociano nel controllo ossessivo e nella paranoia.

Esistono molti sistemi e discipline la cui efficacia è comprovata dalla storia. Ognuno è libero di scegliere ciò che preferisce: dal training autogeno, al rilassamento, dallo yoga, alla meditazione zen, dalle arti marziali fino alla psicologia ed alla psicoterapia. Non si tratta di discipline intercambiabili, ognuna possiede la sua specificità. Ciò che è importante ricordare è che la capacità  di sviluppare consapevolezza di sè,  la capacità di controllare l'equilibrio psicofisico fino a saper produrre uno stato di rilassamento e di benessere, sono abilità che richiedono tempo e pazienza ma i  risultati che si otengono sono duraturi nel tempo.

Nel mio lavoro di psicologo e di psicoterapeuta  utilizzo tecniche il rilassamento come parte di un training che prevede un’analisi dedicata allo stile di vita del soggetto, delle sue abitudini. In tal modo è possibile progettare “su misura” un programma più mirato alle esigenze personali che possa radicarsi stabilmente nella vita quotidiana.

Nella psicoterapia comunque non si ha sempre la necessità di insegnare il rilassamento. Il lavoro  psicoterapeutico produce attraverso il linguaggio un aumento della consapevolezza da parte del soggetto. Ed è proprio attraverso la consapevolezza di sè che l'individuo può armonizzare le sue energie psicofisiche senza sprecarle e dissiparle, ma utilizzandole per sperimentare benessere e autorealizzazione.

 

 

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Escher

 

 

L’osservazione di se’ induce l’uomo a riconoscere la necessita’ di cambiare. Praticandola, egli si rende conto che il solo fatto di osservare se stesso produce certi cambiamenti nei suoi processi interiori. Comincia a capire che l’osservazione di se’ e’ per lui un mezzo per cambiare, uno strumento di risveglio.”

George Gurdjieff

 

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Magritte- Il falso specchio

 

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«Conosci te stesso» è tutta la scienza. Solo alla fine della conoscenza di tutte le cose, l'uomo avrà conosciuto se stesso. Le cose infatti sono soltanto i limiti dell'uomo.

 Friedrich Nietzsche

 

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 la trasformazione del mondo è prodotta dalla trasformazione di sé, perché il sé è, al tempo stesso, prodotto e parte del processo totale dell'esistenza umana. Per cambiare, è essenziale conoscere se stessi; senza la conoscenza di quel che si è, manca una base su cui possa fondarsi il retto pensiero, e senza l'autoconoscenza non può esserci trasformazione.

Krisnamurti