Dr.Lorenzo Vecchi
Psicologo Psicoterapeuta

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Artisti Nati

Tutti i bambini sono artisti. La questione è riuscire a rimanere artisti mentre si cresce.

                                      Pablo Picasso

 

Mi ci vollero quattro anni per dipingere come Raffaello, mi ci volle una vita per dipingere come un bambino.

                                       Pablo Picasso

 


La creatività dei primi anni di vita è un fenomeno oggetto di credenze distorte e di esagerazioni. Di fronte ai disegni dei bambini molti non sanno vedere nulla se non scarabocchi, alcuni esperti li studiano per sondare i recessi dell’animo, altri li portano come prove nei tribunali. Chi ha sensibilità artistica in genere ne esagera l’importanza come se il bambino fosse la personificazione dell’artista.

Benché mi trovi più affine a quest’ultima posizione, sento di doverne ridimensionare l’enfasi. E’ vero che il bambino è un artista nato, ed è vero che il difficile, come dice Picasso, è rimanerlo nel tempo, mentre si cresce. Ma che succede quando si cresce? Non credo si distrugga qualcosa, né tanto meno la vitalità creatrice.

 

Quel che può succedere ad un bambino che disegna e cresce è che la spontaneità venga in parte bloccata, che l’espressione cominci ad essere imitativa, che si cerchi il consenso degli adulti, la loro approvazione. Dall’infanzia, alla fanciullezza, alla pubertà, si sviluppano il corpo e la mente, i giudizi estetici, le preferenze per tutto ciò che esiste in questo variegato mondo. La personalità del bambino, il suo essere unico, trova una distinzione dagli altri, e spesso lo fa imitando gli altri, o imponendo su di sé un controllo ed un giudizio che a volte fanno apparire la sua ricerca estetica forse meno viva e brillante di quando aveva tre o quattro anni. Emerge la personalità e si emancipa, tutto qui.

 

Tutti possono restare artisti nati e crescere, purché rimanga intatta la fiducia verso le proprie capacità di rappresentazione. Noi pensiamo e traduciamo i pensieri in parole; da bambini traducevamo istintivamente i pensieri in immagini, senza preoccuparci se il modo di rappresentarli era o no appropriato. Nell’arte personale di rappresentare il mondo interiore non c’è nessun canone, ideale o regola cui attenersi.

 

Per insegnare la creatività ai bambini, affinché diventino adulti creativi basterebbe proteggere la loro spontaneità, lasciare  che il loro linguaggio emerga da sé. Quando il bambino traccia i primi segni sul foglio assistiamo alla nascita di un linguaggio  il bambino, come Persona, può utilizzare per conoscere se stesso e il mondo. Perché parlo di proteggere? Perché l’indottrinamento proprio dell’educazione, con la sua mole di informazioni, precetti, informazioni, a volte rende rigida la mente, la immobilizza nel suo movimento di introspezione e di espressione libera.

 

Quando mi rivolgo ad un gruppo di adulti mi viene spontaneo incitarli e spronarli ad utilizzare l'arte per "ri-svegliare" la creatività, "ri-trovare" la propria autenticità. Ebbene nel mondo dell’infanzia non c’è alcun bisogno di questo “ri”, di questa particella “ri”; non c’è un passato, al quale far riferimento. Tutto si svolge perlopiù al presente, in un’edizione fresca ed attiva del tempo vissuto. Il tempo del bambino è fatto di possibilità illimitate. Lui non ne è consapevole, ma agisce di fronte a queste “infinto” senza esitazioni. Noi grandi e maturi di fronte siamo presi dal timor panico di fronte alle infinite possibilità. Il bambino non ha dubbi.

La vita è un foglio bianco. Ma la mente matura e formata non lo vede. Vede le tracce del passato, a volte indelebili, sovrapporsi allo sguardo ed alle cose. La memoria sovraccarica, a volte non permette di vedere il mondo come se fosse la prima volta. Eppure tutto è in mutamento, in movimento, e nessuna cosa resta uguale a se stessa.

 Così ogni mente è un’opportunità per contemplare e creare. Di fronte ad un foglio bianco un bambino impugnerà un colore qualsiasi e traccerà un segno, senza esitazione, senza timore.

La parola “Infanzia” vuol dire “senza parole”. Il bambino nel suo venire al mondo è senza parole. E quando un’emozione o un sentimento sono troppo intensi e vasti anche noi non abbiamo parole sufficienti per descriverli. Queste parole e segni si stanno creando e c’è la possibilità di nuove combinazioni e significati. A volte è necessario proteggere una pianta, quando ancora il suo fusto è verde e flessibile. Si deve sorreggere perché non si pieghi, si deve proteggere perché non venga attaccato, perché cresca con la sua propria energia, secondo il suo progetto interno.

Di fatto, non interveniamo ad incrementare quelle forze che sono il motore della crescita. La vita progredisce da sé attraverso leggi interne, misteriose, insondabili. Ma tutt’attorno ci sono circostanze ed accadimenti che possono agevolare od ostacolare questo cammino. Qui si gioca il nostro ruolo. Come persone adulte abbiamo il compito di rendere congeniali le condizioni ambientali intorno al bambino, per agevolare la loro crescita personale. Insegneremo loro molti linguaggi ed abilità, ma sarà poi loro la libertà di utilizzarli.

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